Non ho ancora visto una stella, ma questa notte i miei occhi non si scolleranno dal cielo. Ho bisogno di esprimere un desiderio, augurandomi che qualcuno, lassù, possa ascoltare le mie parole.
Non sono esigente. Mi accontento delle piccole cose, quelle semplici, che, “diciamocelo”, restano sempre le più belle.
Che follia questa vacanza in Puglia.
Mi sta regalando emozioni fortissime, nel bene e nel male. Sono in casa con delle persone che avevo incontrato precedentemente a Mykonos e che, col senno di poi, forse non avrei mai pensato di conoscere così a fondo. A quel tavolo del Mediterraneo, mi sarei girata di spalle senza salutare, un po’ come fanno le persone infelici, quelle che ce l’hanno con tutto e tutti.
Che strana la vita.
Ti mette davanti persone, situazioni, emozioni e poi, quando meno te lo aspetti, ti insegna qualcosa.
Essere una bella persona, essere espansiva, energica, positiva, cercare sempre di vedere il buono negli altri è qualcosa di me che amo. Ma anche questo, a volte, diventa una lezione di vita. Ti insegna che non si smette mai di imparare, nemmeno quando pensi di aver già capito tutto.
Trovo quasi assurdo che questa estate mi abbia messo davanti a una scelta che, ancora oggi, faccio fatica a raccontare.
Ho cercato in tutti i modi di mettere insieme due amiche che, già da un po’, non facevano altro che litigare. Pensavo di poter essere un ponte, di poter riportare un po’ di serenità. Invece, a malincuore, non ce l’ho fatta.
Ed eccomi qui.
Arrivo io e mi ritrovo a cercare su Google quale sia la Questura più vicina per poter presentare una denuncia a seguito di minacce, aggressioni, offese, divulgazione di dati personali, episodi di bullismo e omofobia.
Ed io, ancora una volta, penso per l’ennesima volta: quanto è strana la vita. Ti sorprende sempre.
Un attimo prima c’è amore, affetto, vicinanza. Un attimo dopo, le stesse persone possono arrivare a farti sentire come se fossi diventata improvvisamente un’estranea.
E forse è proprio questo che mi mette a riflettere.
Questa cosa del love bombing ci sta sfuggendo di mano. Pensavo fosse un disagio legato soprattutto alle relazioni sentimentali, qualcosa che riguardasse maggiormente i rapporti amorosi, qualcosa di infantile, nato in questa nuova generazione. E invece mi sono resa conto che certi meccanismi possono insinuarsi anche nelle amicizie.
E questo non mi fa male, ma mi rattrista.
La vita sta diventando cara, ma il dialogo, forse, lo sta diventando ancora di più.
In questi giorni molte persone mi stanno rimproverando. Mi chiedono perché non rispondo ai loro messaggi, perché vengono ignorate, perché mi allontano.
La verità è molto più semplice e, allo stesso tempo, molto più difficile da spiegare: ultimamente le persone hanno iniziato a farmi paura.
Non sono disinteressata, ma spaventata.
Un giorno sei tutto.
Il giorno dopo sei niente.
Un giorno sei la persona più simpatica del mondo, quello dopo sembra che non vada più bene niente di te.
Tu resti la stessa, la stessa di sempre, ma qualche meccanismo si rompe e tu non sai quale.
E allora rimani lì, a chiederti dove hai sbagliato.
Come se nella mia testa non ci fosse già abbastanza caos.
Scatoloni su scatoloni impolverati che non spariscono, ma che si accumulano. E questa storia è arrivata così, dal nulla, senza chiedere il permesso, come un’onda, proprio quando pensavo di aver bisogno semplicemente di pace.
La denuncia.
La ciliegina sulla torta.
Io, che ho sempre cercato di stare dalla parte di chi subiva un’ingiustizia, mi sono ritrovata, per la prima volta, dall’altra parte: quella di chi deve chiedere tutela perché un’ingiustizia l’ha subita sulla propria pelle.
Non saprei descrivere con precisione cosa provo in questo momento.
Mi sento confusa, ovattata, disorientata. Una bussola che funziona male perché disconnessa. Incredula.
Non ho ancora una risposta a tutto questo.
O forse sì.
Quello che so, però, è che certe cose non possono essere prese alla leggera.
La superficialità può fare male. La mancanza di dialogo può fare ancora più male.
E fare outing al posto di qualcun altro, senza il suo consenso, è una cosa gravissima, soprattutto quando può esporre quella persona a situazioni di pericolo che non ha scelto e che potrebbe non essere in grado di controllare.
E allora mi chiedo: cosa passa nella testa di certe persone?
Non lo so.
Forse non lo saprò mai.
Per ora so soltanto che andrò avanti.
Ho affidato questa situazione a un legale competente, che conosce le tematiche legate alla disforia di genere, e spero che questa — non voglio chiamarla disavventura — possa diventare un’avventura dalla quale imparare qualcosa. Io, e gli altri.

Per me.
Per chi ha compiuto determinati gesti.
E magari anche per chi, un giorno, ha intenzione di ripeterli.
Con calma vi racconterò tutto.
Oggi, però, ho bisogno di altro.
Ho bisogno dell’acqua cristallina della Puglia.
Ho bisogno di immergermi, di affondare le orecchie sott’acqua e lasciare che, per qualche minuto, tutto il rumore del mondo rimanga fuori.
Ho bisogno di guardare le nuvole.
Ieri erano bellissime.
Ce n’erano due, vicinissime, quasi come se volessero toccarsi, forse persino baciarsi.
E mentre respiravo, sentivo il mio respiro attraversare il corpo. Sentivo il cuore battere a ritmi altalenanti.
E in quel momento, per qualche secondo, non c’erano più domande.
Non c’erano più messaggi a cui rispondere.
Non c’erano più accuse, incomprensioni, paure o spiegazioni da dare.
C’ero soltanto io.
Isolata, nel mio giardino zen, che ho coltivato con fatica per 38 anni.
Un giardino zen che non intendo lasciare che venga distrutto.
Sono viva.
Ancora.
Ancora una volta.
Eccomi con lei, l’altra amica, che piano piano lo diventa sempre di più.
L’altro ieri le ho fatto vedere un film, Il ragazzo dai pantaloni rosa, così, quasi per farle capire che alcune persone, dopo aver subito determinati atteggiamenti, hanno deciso di togliersi la vita.
Forse perché certe storie hanno bisogno di essere raccontate.
Forse perché dovremmo imparare a capire quanto possono pesare le nostre parole, i nostri gesti, le nostre leggerezze.
Questa notte guarderò il cielo fino a quando non troverò una stella.
E quando arriverà, chiuderò gli occhi.
Esprimerò il mio desiderio.
Uno piccolo, semplice.
Perché in fondo, le cose più belle sono proprio quelle che non chiedono troppo.
Chiedono soltanto di essere ascoltate.
3 commenti
Antonella
🩷
Tiziana
Bhe le parole in questo momento sarebbero superflue perché il racconto parla da sé! Io che non amo leggere mi sono immersa in questa lettura ed è come se stessi vivendo tutto assieme a lei! Io che ti conosco da sempre ti dico che sei nata per fare qualunque cosa e scrivere è una di esse♥️ Bravissima 👏🏻
Tiziana
Bhe che dire le parole sarebbero superflue perché il racconto dice già tutto e ti descrive alla perfezione! Io che non amo leggere mi sono immersa in questo racconto di vita , come se io stessi vivendo queste situazioni con te! Tu sei nata per fare qualunque cosa tu voglia e scrivere è una di queste! Tutto ciò che hai raccontato corrisponde a verità perché tu non sei una che racconta frottole tu odi le bugie e questo racconto ne è la prova ♥️ Brava amica mia💋